VIENI FUORI!
- Paola Maffia
- 17 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
La notizia le fece raggelare il sangue. "Com'è possibile? E' cosí giovane!", pensò Matilde. Guardò il dottore come per chiedere aiuto ma l'oncologo sembró non accorgersene. " Purtroppo non ci sono speranze. Suo fratello ha poche settimane di vita. Abbiamo fatto il possibile ma, purtroppo, le cure non hanno dato i risultati sperati".
Marta e Maria non ebbero dubbi su chi mandare a chiamare: le condizioni fisiche di Lazzaro erano ormai disperate. "Mandiamo a chiamare Yeshua: solo Lui puo' fare qualcosa. Forza, preghiamolo di tornare a Betania al più presto, perché Lazzaro versa in condizioni gravissime. Il Rabbi e nostro fratello sono molto amici, e il Maestro sicuramente non ci deluderà"
Era stata con lui fino all'ultimo; vedere suo fratello minore andarsene a quel modo, l'aveva svuotata a tal punto che non riusci' nemmeno a piangerlo, come se le sue ghiandole lacrimali si fossero seccate e anch'esse si rifiutassero di dire addio al giovane Pietro. Matilde pensava a quando, da piccolo, lei lo aveva accudito, da brava sorella maggiore, sostituendosi ai genitori, sempre impegnati con il lavoro. Pensava ai sogni infranti , ai progetti che mai si sarebbero realizzati, alle avventure che non avrebbero più potuto vivere assieme, alle feste in famiglia, che d'ora in poi non sarebbero più state le stesse. Pensava alle sue risate, che non avrebbe più sentito, alle sue battute, per le quali non avrebbe più riso, alla sua voce, che non avrebbe mai più udito.
Eppure Gesù non arrivó. Lazzaro si era spento da quattro giorni ormai, come una Menorah privata del suo olio. Non era nemmeno riuscito a dire addio a quell'amico così speciale, che aveva ospitato ogni volta in cui i Suoi sandali impolverati avevano calpestato il suolo di Betania. Il cuore di Marta si riempì di amarezza. Lei che lo aveva visto operare miracoli inequivocabili non si capacitava:
" Perché non é venuto? Perché non lo ha guarito? Era suo amico! Perché ha permesso che mio fratello mi venisse tolto, senza fare il minimo sforzo per intervenire?"
La sera dopo il funerale tutto sembrava imbruttirsi, persino il tempo. Si era alzato il vento, all'improvviso, ma Matilde non ci fece caso; rimase seduta sul bordo del letto come inebetita, tanto da non prendersi nemmeno la briga di chiudere le portefinestre della sua stanza che sbattevano insistentemente contro la scrivania. Era troppo assorbita dal dolore e dall' assenza.
Un ritaglio di giornale, proveniente chissà da dove, entrò svolazzando e le si posò ai piedi.
"LAZZARO, VIENI FUORI!", recitava il titolo dell'articolo, che Matilde non fece nemmeno il tentativo di leggere.
LAZZARO, VIENI FUORI! Questa frase iniziò a tamburellarle in testa come se qualcuno avesse deciso di organizzare un concerto per percussioni nella sua mente.
LAZZARO, VIENI FUORI!
Quella notte, Matilde non riuscì a dormire.
Betania sembrava essersi risvegliata tutta d'un colpo, quel giorno; il chiacchiericcio e la concitazione potevano essere sintomatiche solo di un avvenimento speciale, che non le lasciava alcun dubbio: Yeshua era tornato.
L'emozione che di solito la pervadeva quando il Maestro veniva a far loro visita, tuttavia, aveva con sé un sapore diverso.
Quando lo vide fu colta da un’insolita amarezza. "Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!"
Quel nome, Lazzaro, le diceva qualcosa. Le ricordava quando la nonna, prima di metterli a dormire, leggeva loro qualche pagina del Vangelo. Quelle estati trascorse con suo fratello a casa dei nonni, erano rimaste indelebili nella sua memoria, appiccicate in qualche anfratto della mente come un post-it sigillato con la colla attacca tutto.
Matilde prese il Vangelo impolverato dallo scaffale e incominciò a leggere di quel Gesù, che sembrava non essersi preoccupato molto della malattia del suo amico, tanto da non precipitarsi a casa sua, nonostante le richieste della sorella di lui.
In quel momento quelle lacrime che per giorni erano rimaste congelate da qualche parte, scesero copiose sul volto, senza sosta né ritegno.
Continuò a leggere di quella Marta che, nonostante il disappunto, riuscì comunque a fare un passo di fede, dicendo al Rabbi: " Ma anche adesso, so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà".
Il dolore di Marta era anche il suo, la sua fede non ancora.
"Lazzaro, vieni fuori!" . Dopo quelle parole Marta assistette ad una scena che mai avrebbe pensato di poter vedere: suo fratello stava uscendo dal sepolcro con i piedi e le mani ancora avvolti dalle fasce e il volto coperto dal sudario. Tutto divenne più chiaro, anche le parole che il Maestro le aveva sussurrato dopo che la pietra fu tolta, acquisirono un valore del tutto nuovo: "Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?". Ecco, lei era stata appena testimone di quella gloria, e molti scettici fra i presenti non poterono fare a meno di credere.
Passarono le settimane, e Matilde, stranamente più serena, non dimenticò più il fremito provato nel leggere quel testo: era come se le parole di Gesù fossero state rivolte direttamente a lei. Quel Gesù le stava parlando attraverso un libro scritto più di duemila anni prima, e la Sua voce era diventata udibile, come un sussurro trasportato dal vento. Così come aveva risorto Lazzaro dai morti, il Figlio di Dio le stava promettendo che la fede di suo fratello Pietro, che in Lui aveva sempre creduto, gli avrebbe permesso di vedere la gloria di Dio.
Ora toccava a lei: cosa avrebbe fatto della sua vita? Sarebbe stata pronta a seguirLo?

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